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La faraona alla creta

Questa piace sempre ....solo un problema, bisogna prenotarla

Il metodo di cottura della creta è antichissimo, forse risalente ai Longobardi, ma dovendola effettuare così come si faceva a quei tempi, oggi risulterebbeimmangiabile.

L'animale infatti, dopo una frollatura prolungata, che lo portava ad avere un odore per noi oggi eccessivo, veniva,senza essere spiumato, ricoperto di un involucro argilloso e quindi messo in forno o sotto le braci.

Al momento della rottura le penne, rimaste intrappolate nell'argilla, si staccavano senza troppe difficoltà.

Oggigiorno al fagiano già spesso di allevamento, si preferisce la faraona.

La soluzione migliore sarebbe un fagiano "cacciato", giovane, femmina, frollato per non più di tre quattro giorni con le penne ma sventrato e poi pulito, spiumato e passato ben bene alla fiamma eliminando naturalmente collo e zampe.

La ricetta.....prossima volta.

Foto: La faraona alla creta Questa piace sempre ....solo un problema, bisogna prenotarla Il metodo di cottura della creta è antichissimo, forse risalente ai Longobardi, ma dovendola effettuare così come si faceva a quei tempi, oggi risulterebbe immangiabile. L'animale infatti, dopo una frollatura prolungata, che lo portava ad avere un odore per noi oggi eccessivo, veniva,senza essere spiumato, ricoperto di un involucro argilloso e quindi messo in forno o sotto le braci. Al momento della rottura le penne, rimaste intrappolate nell'argilla, si staccavano senza troppe difficoltà. Oggigiorno al fagiano già spesso di allevamento, si preferisce la faraona. La soluzione migliore sarebbe un fagiano "cacciato", giovane, femmina, frollato per non più di tre quattro giorni con le penne ma sventrato e poi pulito, spiumato e passato ben bene alla fiamma eliminando naturalmente collo e zampe. La ricetta.....prossima volta1

Dolciano

Prima era detta Fattoria del Paglieto o Pagliolaio poi alla fine del ‘600, quando fu acquistata da Francesco I° dei Medici, prese il nome definitivo di Fattoria di Dolciano. Solo con l’avvento al trono di Pietro Leopoldo Asburgo Lorena ebbero inizio i veri lavori di costruzione della fattoria ed annessi. Lavori che per altro continuarono nei decenni successivi fino ad arrivare all’unione d’Italia quando l'intera struttura fu ultimata fino ad arrivare alle forme e dimensioni attuali.
Dal 1736 faceva parte delle famose 10 fattorie nate dai lavori di appoderamento della Chiana dopo la bonifica, ed era costituita da ben 17 poderi.
Con la costituzione del nuovo Regno d'Italia il Governo, tra il 1863 e il 1864, decise di vendere ai privati tutte le fattorie demaniali quindi anche l'importante complesso di Dolciano passo in mano alla famiglia Bologna che ne è tuttora proprietaria.

 

 

La Chiesa di San Leopoldo

Sempre intorno al 1736 nasce la chiesa ad uso dei contadini di Dolciano. All’ inizio a pianta rettangolare, venne rifatta nel 1825 con pianta circolare e dotata della cupola su progetto dell’ingegnere Corsini

 

 

Il lago di Chiusi

Il lago o chiaro di chiusi segna il confine tra la Toscana e l'Umbria e corrisponde all'antico confine fra il Granducato di toscana e lo Stato Pontificio. In passato gli abitanti di Chiusi chiamavano questo lago Chiaro di Luna poichè un'antica leggenda narra che nelle notti serene la bellissima dea del Cielo venisse a contemplarsi in queste acque. 

E' collegato con il vicino lago di Montepulciano mediante il canal del Passo alla Querce e rappresenta un'area di grande interesse sotto l'aspetto naturalistico sia per la fauna che ler la flora tipica degli ambienti umidi. 

 

Il vaso di François

Commissario di guerra del Granduca di Toscana Alessandro François (1796- 1857) fu anche un grande e fortunato acheologo. Portano il suo nome infatti ben due significativi “monumenti” dell’arte antica: la Tomba François di Vulci, un’ipogeo che attraverso i suoi affreschi narra una pagina della storia etrusca ed, appunto, il Vaso François, scoperto nel 1845 presso Fonte Rotella, circa tre Km a nord di Chiusi, nella "Tenuta Granducale di Dolciano"

Si tratta di un cratere a volute a figure nere di produzione attica capolavoro della ceramografia arcaica, il più antico conosciuto, le cui dimensioni si sviluppano su un'altezza di 66 cm e un diametro massimo di 57 cm. Gli scavi,iniziati nell’ottobre 1844, in un’area precedentemente saccheggiata posta nei pressi di due tumuli etruschi in rovina portarono al ritrovamento dei primi frammenti già il 3 novembre successivo e proseguirono con alterna fortuna fino ad aprile del 1845. I pezzi furono affidati ad un restauratore chiusino Vincenzo Monni.

E’ attualmente esposto presso il Museo archeologico nazionale di Firenze

 

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